Influencer sotto controllo: il nuovo registro AGCOM e il confronto con gli Stati Uniti

Dal “selvaggio West” dei social a un ecosistema regolato: come cambiano le regole per chi vive di contenuti online

Per anni, il mondo degli influencer è cresciuto senza un quadro normativo chiaro. Bastavano una fotocamera, qualche migliaio di follower e un contratto con un brand per diventare opinion leader digitali.
Oggi, però, l’era dell’autoreferenzialità è finita. L’Italia e gli Stati Uniti — due mercati centrali della comunicazione digitale — stanno tracciando percorsi opposti ma complementari: da un lato l’Italia, con il nuovo registro AGCOM e un codice di condotta che equipara i grandi creator ai media tradizionali; dall’altro gli Stati Uniti, dove la Federal Trade Commission (FTC) punta tutto sulla trasparenza pubblicitaria e sulla protezione del consumatore.

Due modelli diversi, due visioni del ruolo dell’influencer: editore per l’Italia, testimone commerciale per gli USA.

Il modello italiano: l’influencer come media

Il 2025 è l’anno della svolta. Con la delibera n. 197/25/CONS, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha ufficializzato la nascita di un registro pubblico degli influencer rilevanti, un elenco in cui devono iscriversi i creator che superano 500.000 follower complessivi o 1 milione di visualizzazioni mensili.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: portare il mondo degli influencer dentro il perimetro dei media tradizionali, garantendo trasparenza, responsabilità e tutela dei minori.
Chi rientra nel registro viene considerato a tutti gli effetti un “fornitore di servizi media audiovisivi”. Tradotto: ha responsabilità editoriale su ciò che pubblica, come una rete televisiva o una testata giornalistica.

Gli obblighi sono numerosi:

  • indicare chiaramente contenuti sponsorizzati o pubblicitĂ ;

  • evitare messaggi discriminatori o contrari alla dignitĂ  umana;

  • rispettare i diritti d’autore;

  • proteggere i minori da contenuti dannosi o manipolativi.

Le sanzioni? Da 10.000 a 600.000 euro, con la possibilità per l’Autorità di ordinare la rimozione dei contenuti.
Un approccio severo, figlio anche di casi mediatici come quello Ferragni-Balocco, che hanno acceso il dibattito sull’etica del marketing d’influenza.

Il modello americano: libertà sì, ma con trasparenza

Dall’altra parte dell’Atlantico, il modello è completamente diverso.
Negli Stati Uniti non esiste un registro pubblico né soglie numeriche: non importa se un creator ha 200 follower o 2 milioni. Se riceve un compenso, un prodotto gratuito o qualsiasi “connessione materiale” con un brand, deve dichiararlo chiaramente.

La Federal Trade Commission (FTC), organo federale incaricato di vigilare sulla concorrenza e sulla pubblicitĂ , regola il settore attraverso le Endorsement Guides, aggiornate nel 2023.
La regola aurea è semplice: “disclose or risk a fine”, cioè “dichiara o rischia la multa”.

Le linee guida richiedono che la sponsorship sia resa “clear and conspicuous” — chiara e visibile — all’interno del post, del video o della descrizione.
Un hashtag come #ad o #sponsored in cima al testo, oppure una dichiarazione verbale in un video, basta a rispettare la legge.
Ma l’omissione, anche se involontaria, può costare caro: la FTC ha imposto multe fino a 50.000 dollari per singola violazione.

Negli USA, dunque, la questione non è “quanto sei grande”, ma “quanto sei trasparente”.

Due filosofie a confronto

Il cuore del confronto tra i due sistemi sta nella filosofia di fondo.

Aspetto

Italia – AGCOM

USA – FTC

Visione dell’influencer

Soggetto editoriale con responsabilitĂ  paragonabili a un media

Testimonial pubblicitario con obbligo di trasparenza

Approccio normativo

Verticale, con soglie e registro pubblico

Orizzontale, valido per tutti i creator

PrioritĂ 

Tutela dei minori, dignitĂ , correttezza dei contenuti

Protezione del consumatore da pubblicitĂ  ingannevole

Sanzioni

Fino a 600.000 €

Fino a 50.000 $ per violazione

Enforcement

AGCOM controlla e sanziona; approccio istituzionale

FTC interviene caso per caso, spesso su segnalazione

Effetto sul mercato

Maggiore professionalizzazione, ma rischio di burocrazia

Maggiore flessibilitĂ , ma enforcement variabile

In Italia, il legislatore punta a “istituzionalizzare” la figura dell’influencer: non più solo volto social, ma attore nel sistema dell’informazione.
Negli Stati Uniti, invece, domina la logica della self-responsibility: libertà massima, purché non si inganni il pubblico.

Implicazioni per il mercato globale

Con i social media che travalicano i confini, le differenze normative assumono un peso strategico.
Un influencer italiano con pubblico internazionale potrebbe trovarsi a rispondere contemporaneamente a due regimi giuridici: quello AGCOM (per la trasparenza e la tutela dei minori) e quello FTC (per le disclosure pubblicitarie).
Anche per i brand multinazionali la questione si complica: contratti, clausole, messaggi promozionali devono essere calibrati per rispettare entrambe le normative.

Per i micro-influencer italiani, invece, il registro AGCOM rappresenta più una prospettiva che un obbligo immediato: al momento le regole riguardano solo chi ha numeri molto alti, ma è probabile che in futuro la soglia si abbassi.
In America, al contrario, anche un piccolo creator può incorrere in sanzioni se omette la disclosure di un post sponsorizzato.

Verso una convergenza etica

Al di là delle differenze formali, Italia e Stati Uniti condividono un obiettivo comune: rendere l’ecosistema digitale più trasparente e responsabile.
La direzione sembra convergere verso un principio universale: l’influencer non è più un amatore, ma un professionista della comunicazione, con doveri verso il pubblico.

Le stesse piattaforme si stanno adeguando: TikTok e Instagram hanno introdotto etichette automatiche per i contenuti “branded”, mentre YouTube richiede di segnalare nei metadati i video contenenti promozioni.

Negli USA la FTC sta già studiando nuove regole per influencer virtuali e avatar generati dall’intelligenza artificiale, un terreno su cui l’Europa dovrà presto intervenire.
In Italia, invece, l’AGCOM punta a estendere il codice anche ai micro-influencer, per evitare distorsioni competitive e garantire equità tra chi lavora nel settore.

Dal far west all’età della responsabilità?

L’era dei “like” incontrollati è finita.
L’influencer non è più solo una figura carismatica del web, ma un soggetto con un ruolo pubblico, un impatto sociale e — sempre più spesso — un obbligo giuridico.

L’Italia ha scelto la via istituzionale, costruendo un sistema di responsabilità editoriale che mette ordine nel caos dei social.
Gli Stati Uniti continuano a puntare su autonomia e trasparenza, mantenendo viva la tradizione del libero mercato ma senza tollerare l’inganno.

Entrambi i modelli, seppur diversi, stanno contribuendo a una nuova fase della comunicazione digitale: piĂą consapevole, piĂą trasparente, piĂą matura.


 

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