La Nascita Dello Stato Di Israele

Tel Aviv, 14 maggio 1948. Sono le 16 quando David Ben-Gurion prende la parola nella sala del Museo di Tel Aviv. Con voce ferma legge la Dichiarazione d’Indipendenza: «Proclamiamo la nascita dello Stato d’Israele». Un momento storico, atteso da decenni dal movimento sionista, che arriva sulle ceneri della tragedia della Shoah e della fine del mandato britannico in Palestina.

La nuova nazione nasce con entusiasmo, ma anche circondata da nemici. Poche ore dopo, infatti, Egitto, Siria, Libano, Iraq e Giordania muovono le loro truppe contro il neonato Stato. È l’inizio della prima guerra arabo-israeliana, un conflitto che cambierà per sempre la geografia e la politica del Medio Oriente.

Un sogno coltivato a lungo

Le radici della nascita d’Israele affondano nel XIX secolo, con il sionismo: il progetto di una patria per il popolo ebraico. A sostenerlo fu anche la Dichiarazione Balfour del 1917, con cui Londra promise agli ebrei un “focolare nazionale” in Palestina.

Alla fine della Prima guerra mondiale la Gran Bretagna ricevette il mandato sulla regione. Da allora, ondate di immigrazione ebraica (aliyot) modificarono gli equilibri demografici, alimentando tensioni sempre più aspre con la popolazione araba locale.

L’ONU e la partizione del 1947

Il punto di svolta arriva il 29 novembre 1947: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva la Risoluzione 181, che prevede la divisione della Palestina in due Stati, uno ebraico e uno arabo, con Gerusalemme sotto controllo internazionale.

Gli ebrei accolgono la proposta, gli arabi la respingono. La convivenza diventa impossibile: esplode una guerra civile che insanguina villaggi e città già prima del ritiro britannico.


La nascita e la guerra

Il 14 maggio 1948 i britannici lasciano la Palestina. Ben-Gurion proclama Israele. È l’inizio di una nuova epoca, ma anche di un conflitto che si apre il giorno successivo con l’attacco degli Stati arabi confinanti.

La guerra dura fino al 1949 e si conclude con un sorprendente successo israeliano: non solo il nuovo Stato resiste, ma amplia i propri confini oltre quelli previsti dall’ONU.


La tragedia dei profughi

La nascita di Israele coincide anche con una ferita aperta che dura ancora oggi: la Nakba, la “catastrofe” palestinese. Circa 700.000 arabi palestinesi furono costretti a lasciare le loro case, trasformandosi in profughi nei paesi vicini. Una diaspora che rimane una delle questioni più delicate del conflitto.


L’eredità di quel maggio

La proclamazione d’indipendenza fu accolta con gioia in Israele e con rabbia nel mondo arabo. Per gli ebrei, rappresentava il coronamento di un sogno di riscatto dopo secoli di persecuzioni e l’Olocausto. Per i palestinesi, l’inizio di una lunga stagione di espropri e di lotte.

Quel giorno di maggio 1948 non è solo l’atto di nascita di un Paese: è il primo capitolo di una storia complessa, fatta di guerre, negoziati, speranze e tradimenti. Una storia che continua ancora oggi a scrivere la cronaca internazionale.

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