Nella notte, Israele ha lanciato una serie di attacchi mirati contro obiettivi strategici in territorio iraniano, colpendo quella che definisce “la componente più pericolosa” della minaccia rappresentata dalla Repubblica Islamica: il programma nucleare militare.
Un alto ufficiale dell’esercito israeliano ha dichiarato che “l’Iran è oggi più vicino che mai all’arma atomica”. Secondo quanto riferito in un briefing militare, l’operazione ha avuto come obiettivo l’interruzione del cosiddetto “innesco nucleare” – ovvero la capacità dell’Iran di assemblare rapidamente un ordigno atomico.
“Riveliamo per la prima volta l’esistenza di un programma segreto iraniano per l’assemblaggio della bomba. Teheran possiede già abbastanza materiale fissile per 15 ordigni nucleari.”
(Fonte: Stato Maggiore israeliano)
I TRE FRONTI DELLA MINACCIA IRANIANA
L’attacco israeliano si inserisce in una strategia più ampia che, secondo le autorità militari, mira a colpire tre livelli della minaccia:
Il programma nucleare, accelerato nonostante i vincoli dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA);
Il vasto arsenale missilistico balistico, che Teheran punta a raddoppiare entro il 2026;
Le milizie e i proxy regionali, armati e finanziati dall’Iran, che operano in Siria, Libano, Iraq e Yemen.
RISPOSTA IRANIANA: “VIOLAZIONE DELLA SOVRANITÀ”
Teheran ha condannato l’attacco, parlando di “atto di guerra” e minacciando “rappresaglie proporzionate”. Il governo iraniano ha convocato l’ambasciatore svizzero – che rappresenta gli interessi statunitensi nel Paese – per protestare formalmente.
Il presidente iraniano ha dichiarato in diretta TV:
“Non resteremo in silenzio di fronte a questa aggressione. Israele ne subirà le conseguenze.”
REAZIONI INTERNAZIONALI E CLIMA DI TENSIONE
Gli Stati Uniti hanno espresso “preoccupazione” per l’escalation, pur ribadendo il diritto di Israele alla difesa. L’Unione Europea chiede “contenimento” e invoca una sessione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Nel frattempo, i mercati globali reagiscono con nervosismo: il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile, mentre nelle principali città israeliane si registra un aumento delle misure di sicurezza.