Il Caos Negli USA

Un’ondata di critiche ha travolto l’amministrazione Trump dopo la pubblicazione di un’attesa lista federale contenente le cosiddette “sanctuary jurisdictions”, ovvero quelle località ritenute non collaborative con le autorità federali sull’immigrazione. La lista, piena di errori ortografici e imprecisioni geografiche, ha incluso contee scarsamente popolate, aree rurali che hanno votato in massa per Trump, e persino città che hanno pubblicamente sostenuto le sue dure politiche anti-immigrazione.

Tra i casi più eclatanti c’è quello di Huntington Beach, in California, inserita nell’elenco nonostante abbia fatto causa allo stato per opporsi alla legge sulle sanctuary cities e abbia approvato una risoluzione che la definisce “non-sanctuary city”.

«All’inizio ho pensato a un semplice errore», ha dichiarato il sindaco Pat Burns. «Ma dopo aver visto quante altre città si trovano nella nostra stessa situazione, mi sembra evidente che si tratti di negligenza. Non si possono fare così tanti errori in un documento federale così importante. Qualcuno dovrà rispondere di questo.»

Errori ed esclusioni inspiegabili

Nella lista, pubblicata mentre l’amministrazione Trump intensifica le operazioni di rimpatrio degli immigrati irregolari, si leggono strafalcioni come “Cincinnatti” al posto di Cincinnati, contee scambiate per città, e comunità conservatrici confuse con zone a tutela degli immigrati.

È il caso della Contea di Shawano (Wisconsin), che nel 2021 si era dichiarata “Second Amendment Sanctuary County”, cioè contraria a restrizioni sulle armi. «Forse hanno confuso la nostra posizione sul secondo emendamento con una politica a favore degli immigrati», ha detto l’amministratore della contea, Jim Davel, elettore di Trump. «Non abbiamo mai approvato misure di protezione per immigrati irregolari.»

Anche sette contee rurali del North Dakota, tra cui la piccola Slope County (700 abitanti), sono finite inspiegabilmente nella lista. I funzionari locali si sono rivolti al governatore repubblicano Kelly Armstrong per chiarimenti, in attesa di discutere il caso con l’avvocatura statale.

Le reazioni delle città che difendono le politiche inclusive

Nel frattempo, sindaci e rappresentanti di comunità che effettivamente applicano politiche di protezione degli immigrati respingono l’accusa di ostacolare la legge federale.

Bruce Harrell, sindaco di Seattle, ha parlato di un tentativo di intimidazione: «È l’ennesima manovra dell’amministrazione Trump per costringerci a cambiare le nostre politiche locali, minacciando i fondi per la sicurezza pubblica e per l’assistenza ai senzatetto. Ma non cederemo: la legge è dalla nostra parte.»

Anche Arunan Arulampalam, sindaco di Hartford (Connecticut), ha difeso la linea adottata dalla sua città: «Le nostre politiche rendono la comunità più sicura e inclusiva. Non permettiamo che lo status migratorio venga usato per negare servizi o giustificare arresti.»

Organizzazioni come l’Immigrant Legal Resource Center denunciano l’opacità con cui è stata redatta la lista. «Non è chiaro con quali criteri siano stati scelti i nomi — afferma l’avvocata Nithya Nathan-Pineau —. È un atto arbitrario e intimidatorio.»

Un elenco “fatalmente fallato”

Durissimo anche il giudizio del direttore della National Sheriffs’ Association, Jonathan Thompson: «Questa lista è fatalmente fallata. Non si possono colpevolizzare le comunità senza prove. È un errore grave, che rischia di compromettere la fiducia nel sistema.»

Lo stesso Center for Immigration Studies, che da anni monitora le sanctuary cities e sostiene politiche migratorie restrittive, ha contestato la versione governativa, sottolineando le discrepanze tra il proprio monitoraggio e l’elenco pubblicato dalla Casa Bianca.

Che cos’è una “sanctuary jurisdiction”?

Il termine non ha una definizione giuridica univoca, ma si riferisce generalmente a enti locali o statali che limitano la cooperazione con le autorità federali in materia d’immigrazione. Il concetto nacque negli anni ’80, quando alcune chiese statunitensi offrivano rifugio ai profughi centroamericani in fuga da guerre civili.

Alla base della lista c’è un ordine esecutivo firmato da Trump, che impone al Dipartimento della Sicurezza Interna e al Dipartimento di Giustizia di identificare pubblicamente gli enti che ostacolano l’applicazione delle leggi federali sull’immigrazione. A questi enti potrebbero essere sospesi fondi e contratti federali.

Ma in molti casi, come emerge dall’elenco appena pubblicato, nemmeno i diretti interessati sanno il motivo per cui sono finiti nella lista. Un segnale, per molti osservatori, di quanto l’intera operazione sia viziata da confusione, pressapochismo e, secondo alcuni, da un preciso intento politico.

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